Eppure soffia è una canzone scritta da Pierangelo Bertoli e Alfonso Borghi ed inclusa nell'album del 1975 Roca Blues[1], in seguito inserita come brano d'apertura nell'album Eppure soffia [2]. Nell'ottobre del 1977 fu pubblicato anche un singolo Eppure soffia/È nato si dice[3]. È uno dei brani simbolo dell’impegno nella lotta all’inquinamento ed a favore dell'ecologia in difesa della natura, una delle canzoni più ecologiste dell'intero repertorio italiano[4][5].
|
|
Questa voce sull'argomento brani musicali è solo un abbozzo.
Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento.
|
| Eppure soffia | |
|---|---|
| Artista | Pierangelo Bertoli |
| Autore/i | Pierangelo Bertoli |
| Genere | Musica d'autore |
| Esecuzioni notevoli | Luca Carboni, Ligabue, Stadio e Angelo Branduardi |
| Pubblicazione originale | |
| Incisione | Roca Blues |
| Data | 1975 |
| Durata | 2:53 |
|
«I crimini contro la vita li chiamano errori» |
| (Eppure soffia) |
Il testo della canzone si scaglia contro l’inquinamento e la follia della guerra. Denuncia come l'uomo, per cupidigia e sete di potere, si stia avviando verso l’autodistruzione, creando industrie che inquinano l'ambiente e provocando guerre sempre più spietate, culminate con il ricorso alla bomba atomica, che hanno prodotto morte e distruzioni, lasciando conseguenze che ancora oggi gravano sull’uomo e sull’ambiente[6].
Nonostante queste evidenze siano sotto gli occhi di tutti, a causa dell'ignavia dei cittadini e delle istituzioni, si continua ancora a perpetuare queste tragedie.
Tuttavia nel testo c'è un accenno alla speranza, grazie alla forza e alla resistenza della natura. Infatti, nonostante tutto, il vento col suo soffiare ininterrotto, sussurra canzoni tra le foglie, bacia i fiori, accarezza sui fianchi le montagne e scompiglia le donne fra i capelli.